Francia accusa al marchio Dop

Casari che troppo spesso si mettono a disposizione delle Dop industriali invece di sostenere le ultime produzioni contadine in via d'estinzione

Attacco al marchio Dop da parte della Francia, tratto dal blog Altro Formaggio.

La giornalista  Véronique Richez-Lerouge, è un punto di riferimento per i consumatori consapevoli d'Oltralpe, e per produttori di formaggi "fermier". Accusa la zootecnia intensiva da latte, le industrie che vendono a caro prezzo i loro prodotti di bassissimo valore e tutto il sistema di cui si compone il settore lattiero-caseario francese, dalla mangimistica alla farmaceutica, alla veterinaria, nessuno escluso. Un sistema che, a guardar bene, diverse somiglianze con quello italiano. Ultimamente ha contestato alcune fiere del settore lattiero-caseario nazionali e internazionali che, a dispetto di una facciata ben costruita vengono puntualmente orchestrate in favore delle produzioni Aoc ( DOP) più industriali.

Manifestazioni che coinvolgono anche i piccoli, sia chiaro, un po' per fare numero, un po' per darsi un tono, ma che esistono solo perché sono rette dai floridi budget promozionali delle corporation, che in una cornice di tanti veri produttori rurali sono lì a spacciare i loro formaggi (da latti di mangimi e fermenti selezionati) ad un pubblico che spesso li vede per ciò che non sono.

Il penultimo  libro  di Véronique "La vache qui pleure" ("La vacca che piange"), un atto d'accusa contro i produttori di latte industriale - da vacche segregate in stalla, nutrite ad insilati e unifeed - e in particolare contro "quello Uht", che - denunciò la giornalista francese - "non andrebbe mai messo nel carrello della spesa" per mille e più validissimi motivi al mondo.

A meno di un anno di distanza, un'altra fatica letteraria  si aggiunge: "Main basse sur les fromages Aoc" ("Giù le mani dai formaggi Dop"). Nel presentarlo, l'editore Erick Bonnier ha parlato di "un'indagine incisiva che rivela l'egemonia sui formaggi Dop da parte dei grandi gruppi che fagocitano i savoir-faire locali, decimando le produzioni artigianali". "Dietro a marchi dai nomi evocativi dei vari terroir si nascondono alcuni dei giganti del latte. L'autrice rivela così i nomi di caseifici, di marchi e di produzioni Dop che appartengono a Lactalis, Savencia Fromage & DairySodiaal, EurialTriballat... Rischierete di rimanere sorpresi".

"Specialista dei prodotti lattiero-caseari e delle questioni agricole", prosegue l'editore, "l'autrice analizza i disciplinari e dimostra perché le etichette Aoc (Dop) non sono più sinonimo di qualità. Dietro queste etichette, si nascondono grandi disparità". Con questo volume "i consumatori sapranno finalmente la verità su queste famose denominazioni di cui si vantano i meriti, e avranno le chiavi per decifrare ciò che raccontano le etichette". 

Ma non solo, visto che "il libro rivela anche il lassismo della filiera a tutti i livelli, da monte a valle, fino ai casari che troppo spesso si mettono a disposizione delle Dop industriali, invece di sostenere le ultime produzioni contadine in via d'estinzione”.

Chi è Véronique Richez-Lerouge
Giornalista specializzata in formaggi e prodotti lattiero-caseari da diciassette anni, ha iniziato il suo percorso professionale nella stampa quotidiana e nell'emittenza televisiva regionali. Nel 2001, ha creato l'associazione Fromages de Terroirs, che si batte per la difesa dei formaggi territoriali a latte crudo e la salvaguardia dei prodotti lattiero-caseari più autentici e originali. L'associazione organizza ogni anno, in primavera, la Giornata Nazionale del Formaggio, che promuovere il patrimonio caseario più autentico della Francia.

 


 In Italia i grossi gruppi industriali  stanno cominciando a mettere le mani sulle Dop,  ed i contadini/allevatori stanno perdendo terreno per allevare e mercati per vendere. Un esempio emblematico è quello del formaggio “Bitto” prodotto nella provincia di Sondrio, dove un gruppo di allevatori caseificatori ha deciso di uscire dal consorzio, perché non veniva più rispettato  il disciplinare della tradizione ed hanno costituito un consorzio che produce il “Bitto tradizionale storico” che non può essere chiamato “Bitto” per la  legge sulle DOP e quindi lo chiamano “RIBELLE”. Fulgido esempio di resistenza casearia italiana.

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